I Salami danzanti

Nicola, Antonio, Gerardo e Tommaso suonavano da quando avevano capelli lunghi e un ciuffo a coprire metà del loro volto. Suonavano in un garage e avevano chiamato il loro gruppo  I Salami danzanti. Tutti li chiamavano salami: i loro genitori, gli insegnanti e tutti gli adulti che li incrociavano. Erano ragazzi semplici: svogliati a scuola, pigri con le ragazze, ignorati dai coetanei più svegli, più ricchi, più belli. In quel garage I Salami danzanti si trasformavano in vere rockstars. Abbozzavano melodie e testi di canzoni e suonavano fino a notte inoltrata. Non sognavano mai di diventare famosi e di ascoltare alle radio le loro canzoni. Ai Salami danzanti non importava neppure avere un pubblico. Il garage era il loro regno e fuori di lì la realtà non li interessava un granché. Avevano deciso di seguire il loro sogno: suonare la loro musica. Nessun concerto, nessun contatto con un talent scout, nessuna pubblicità. Solo suoni, parole in musica, vibrazioni. Era passato del tempo e gli anni li avevano trasformati in uomini panciuti, qualcuno con i capelli bianchi, con matrimoni e figli di ordinanza e con un lavoro: chi in fabbrica, chi in un grande supermercato, chi come agricoltore e chi come sarto. Non era cambiata negli anni l’opinione che mogli, figli, parenti, conoscenti, capi e colleghi avevano dei quattro: scialbi, privi di personalità, ignoranti, un po’ ebeti. I Salami danzanti continuavano a suonare nel garage tutte le sere e si sentivano dei re. Quello che nessuno sapeva, e che ignoravano anche i quattro, era che sopra il loro garage, viveva una giovane donna malata dalla nascita e costretta all’immobilità. La giovane di nome Anna era accudita da sua madre e viveva da sempre nella sua piccola stanza. La musica dei Salami danzanti era da tempo la sua terapia contro il dolore. Lo aveva scoperto per caso, una notte, quando aveva pregato sua madre di aiutarla a sdraiarsi sul pavimento, per ricevere le melodiose vibrazioni sul suo corpo. Per Anna la vita si accendeva di sera e durava fino a notte fonda quando i Salami danzanti finivano di suonare. Anna non conosceva i loro nomi, i loro volti, ma amava il tocco delle loro mani sugli strumenti e distingueva perfettamente le loro voci. Erano anni che I Salami danzanti avevano un pubblico di una sola persona. Erano anni che Anna aspettava la sera per la sua danza scatenata.

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